etica/istituzioni: l’angolo del riciclone.

Come è antica tradizione riciclo i commenti ad altri blog che mi sono costati fatica.

Antefatto, la discussione è riguardo questo video di recente messa in onda su youtube:

Una delle critiche che viene mossa sia nei commenti al video originale (che non è questo in quanto questo è la versione sottotitolata) è che tra la prima parte del video e l’ultima non vienne immesso nell’argomentazione il concetto di contratto sociale, che sarebbe vigente nel caso di coercizione da parte dello stato, in genere aggiungendo che fonte del diritto è lo stato.

questa vorrebbe essere una risposta piuttosto pignola ed esaustiva a questo tipo di critica, se volete seguire la discussione originale, si trova qui: http://lanuovaeresia.wordpress.com/2010/12/19/come-le-maggioranze-giustificano-la-violenza-sul-singolo/

Credo che stiamo facendo un po’ di confusione per via del fatto che stiamo mescolando due questioni distinte una etica e una istituzionale, adesso provo a fare un po’ d’ordine, cercando di rendere le cose più chiare possibili a costo di dilungarmi.

Etica:

Il video affronta solo la questione etica, pone degli interrogativi come faresti X date le circostanze Y? E faresti X date le circostanze Z? I protagonisti vivono in un mondo avulso dalle regole istituzionali e per questo qualcuno potrebbe muovere una critica del genere: “non esiste diritto, non esistono norme al di fuori di un sistema istituzionale, che è lo stato [sic]”. A tale critica si può rispondere proponendo un approccio giusnaturalista, tuttavia non c’è bisogno di arrivare a tanto dal momento che per fare un discorso di etica si può far uso di categorie concettuali assai più primitive: il bene e il male.

Esistono azioni malvagie, molto malvagie, poco malvagie, neutre, buone ecc. e classifichiamo queste azioni in modo avulso dal sistema normativo vigente: quando una madre insegna al figlio a trattare bene i propri compagni di classe, a non litigare, a non picchiarsi, non gli sta insegnando che è illegale farlo, gli sta insegnando che sono azioni malvagie, così le buone azioni sono percepite come buone, e non obbligatorie (anche se vi è un set di azioni che il sicuramente il bambino percepisce come obbligatorie, ma non perché imposte da un ente statale).

La riflessione sull’etica può diventare assai sofisticata, tanto che ne esistono trattati, in campo libertario i più noti sono “l’etica della libertà” e la seconda parte di “anarchia stato e utopia.”

Quale che sia il nostro orientamento etico comunque possiamo utilizzarlo per giudicare le azioni altrui, comprese quelle poste in essere da enti statali, esempi classici: la Shoa e gli stermini di Pol Pot avvengono all’interno di quadri istituzionali (sono crimini perpetrati da stati, chiediamoci, è giusto chiamarli crimini anche se non c’è una sorta di meta stato che li punisca o che li decreti illegali?), tuttavia, salvo sporadiche eccezioni, vengono eticamente giudicati riprovevoli.

Il filmato non fa che invitare a utilizzare intuitivamente le proprie convinzioni etiche alle situazioni presentate nel filmato.Possiamo usare categorie etiche per giudicare quadri istituzionali.

L’obiezione, anche nei commenti al video, è che le critiche etiche possono cambiare di segno a seconda del fatto che avvengono in seno ad un contratto, insomma il povero George sarebbe vincolato ad una forma contrattuale chiamata contratto sociale e questa forma contrattuale è incarnata dallo stato (questo tuttavia non ci impedisce di usare le nostre categorie etiche per giudicare tale contratto sociale).

Prima di proseguire sarebbe il caso di mettere al vaglio questa ipotesi hobbesiana. Supponendo che sia un’ipotesi corretta possiamo valutare se uno stato è veramente espressione del cosiddetto contratto sociale o se invece qualcosa d’altro; cosa che la storia, invece, ci suggerisce.

Quanti sono gli stati che sono nati da un accordo, anche tacito, tra cittadini che delegano la risoluzione delle loro dispute ad un ente terzo, dotato di monopolio della forza, giudice in ultima istanza regolatore eccetera altrimenti detto stato?

L’impero romano ad esempio è nato in un modo del genere, tuttavia questa delega riguardava solo il nucleo originario, ed è più leggendaria che reale, poco dopo la fondazione di Roma quello a cui abbiamo assistito non sono state altro che guerre, guerre, guerre, per espandere il proprio dominio territoriale, nel periodo massimo di espansione dell’impero possiamo dire che nessuno poteva considerarsi un libero agente che contrattualmente delegava la sua podestà all’imperatore, erano solo una marea di popoli assoggettati al parassitismo della capitale.

Non diversamente è nato lo stato italiano, il regno dei Savoia si è lanciato in una campagna di conquista e in referendum truccati per dominare tutta la penisola.

Questo è l’equivalente di firmare un contratto con una pistola puntata alla tempia: il contratto è nullo.

Istituzioni:

Definiamo lo stato con Weber: «un’impresa istituzionale di carattere politico in cui l’apparato amministrativo avanza con successo una pretesa di monopolio della coercizione della forza legittima in vista dell’attuazione degli ordinamenti» .

Bene, se per ipotesi immaginiamo quello che i filosofi chiamavano “stato di natura”, è necessario che da questa situazione si venga a creare lo stato per la produzione di leggi la loro esecuzione e in generale per evitare uno stato di “bellum omnium contra omnes”?

Visto che una delle critiche è che si propongono situazioni modello “selvaggi in un villaggio del neolitico” in questo esperimento mentale immaginiamoci la società attuale dopo un collasso sistemico sulla falsariga di “snow crash” di Neal Stephenson.

Tizio vuole essere assunto da una grande azienda che chiameremo mmmhhhh Apple: Tizio viene assunto, per essere assunto deve però apporre la sua firma su di un pezzo di carta chiamato “contratto” che è a tutti gli effetti un contratto vero e proprio, su questo contratto vi sono tutta una serie di clausole, possiamo immaginarne qualcuna: l’azienda ha interesse a non essere derubata dei sui preziosi beni, quindi evidentemente ci sarà la clausola che impedisce a Tizio di rubare beni dell’azienda; inoltre possiamo ragionevolmente pensare che il CEO dell’azienda non voglia essere ucciso, e che neanche lo vuole Tizio, quindi entrambi saranno interessati che vi sia una clausola di non uccisione reciproca. Possiamo essere piuttosto sicuri che tale clausola sarà utilizzata in quasi ogni contratto, rendendola una legge universale (eccezioni potrebbero essere duelli o il pugilato, daltronde per questo secondo avviene più o meno così, dal momento che prima di un match si firma una liberatoria che esonera l’organizzazione da eventuali incidenti).

Inoltre è del tutto plausibile che sul contratto vi sarà una postilla del tipo: “i contraenti accettano di far dirimere le propri conflitti sulla base di questo contratto dall’agenzia giudiziari Golberg e associati di New York” oppure magari da Don Michael Corleone in Nevada.

Quale corte sceglieranno? Supponiamo che la Apple ha tutto l’interesse (a breve termine) ad avere le cause vinte, sa che Don Corleone lo farebbe vincere sempre o quasi, vorrebbe quindi affidare l’arbitrato a lui, tuttavia, vuoi le indagini della stampa, vuoi che le voci girano, Corleone non ha questa nomea spettacolare tra gli impiegati; se la Apple lo imponesse come corte nei contratti, non troverebbe impiegati, oppure li troverebbe ma dovrebbe pagare stipendi più alti, a seconda di quanto sia compromessa la Corleone s.p.a. La quale per questo motivo subirebbe perdite finanziarie clamorose perchè nessuno vorrebbe usarla come corte, probabilmente chiuderebbe.

Sul contratto viene quindi posto come corte la Golberg, che ha una solida reputazione di equilibrio.

La teoria del brand management e del marketing in generale ci suggerisce che il marchio non è che un veicolo di informazione, un simbolo che racchiude determinate caratteristiche del prodotto.

Di recente è stato scoperto che il cervello umano riesce a gestire circa 150 rapporti personali, come fare allora per gestire società complesse con più di 150 elementi? La risposta è che non abbiamo bisogno che le transazioni avvengano solo con persone con le quali abbiamo relazioni di tipo primario e il cervello umano ha una capacita strabiliante di gestire i simboli.

Se compro un pacchetto di biscotti mulino bianco, non ho la più pallida idea di chi li abbia materialmente fatti, che macchinari abbia usato, quale sia l’assetto proprietario, chi siano gli azionisti, il management eccetera. Eppure nel mio cervello c’è una associazione mentale del genere: Mulino Bianco= buono, bomba calorica, non c’è mai morto nessuno, presunta alta qualità → mangialo alla grande se non hai problemi di linea o il diabete.

Tizio quindi, alla stipula del contratto, vedrebbe “si affidano gli arbitraggi ecc ecc.. alla corte Golberg” e Tizio pensa “Ah ok, sono quelli della sentenza “Caio contro Sempronio” perfetto, finché non sgarro sto tranquillo.”

ovviamente non ci sarebbe bisogno di scrivere un contratto per qualsiasi tipo di transazione, ci sarebbero una serie di contratti standardizzati per cui quando firmi, per esempio, per andare al cinema, la clausola che ci sarebbe sarebbe tipo “accetto la normativa approvata dalla Warner bros enterteinment” oppure “accetto la normativa sul lavoro standard della cgil” e così via.

Qualcuno direbbe che così sarebbe una pizza stare a firmare un pezzo di carta per ogni cosa che fai (e dite questo perché evidentemente non avete mai fatto gli scrutatori e non avete dovuto mettere mille firme in un giorno) ma il mercato troverebbe soluzioni utilizzando il metodo del branding, per esempio si possono creare degli strumenti a metà strada tra la carta di identità e la carta di credito, per cui se entri in un centro commerciale mostri la tesserina che certifica che hai firmato un contratto che ti impone il comportamento X ogni volta che entri in un centro commerciale o in un centro commerciale della catena “Tal dei tali”, ovviamente Tizio non deve sempre esibire il suo tesserino, in effetti dal momento che chi non firma assolutamente nessuno contratto si trova nella quasi impossibilità di transazione o rapporti sociali in genere, sarebbe una sorta di selvaggio facilmente riconoscibile, la security del centro commerciale farebbe dei controlli trovando un compromesso tra: 1)la probabilità che ci sia effettivamente gente senza il tesserino, 2) l’incomodo che si infligge ai clienti 3) la deterrenza che la frequenza dei controlli fornisce 4) il costo di ogni controllo eccetera.

In un mercato sviluppato ci sarebbe una concentrazione di agenzie e corti, in genere in un mercato maturo i primi tre competitors si beccano il 70% del market share, non possiamo sapere in anticipo quanto sarà concentrato; comunque c’è spazio per concorrenza e competizione, anche potenziale, ci sarebbero corti che si specializzerebbero in particolari ambiti del diritto (ovvero nella scrittura di contratti altamente specialistici) e in caso di elevata specializzazione si potrebbe avere il monopolio (per esempio gli arbitrati tra aeroporti locali e steward potrebbero essere risolti tutti dalla stessa corte), inoltre si potrebbero avere piccoli casi di monopolio a livello iperlocale, infatti come le piccole spese alimentari le facciamo sotto casa, mentre quelle grandi al supermegadiscount, così deputeremmo le piccole cause a corti locali in modo da non dover fare troppa strada per le udienze eccetera, anche se tali corti possono comunque far parte di una catena.

Così è grosso modo come si potrebbe presentare una società basata sul contratto, risulta evidente che rispetto all’ipotesi hobbesiana ha due tipi di vantaggi: il primo è che non c’è bisogno di una finzione chiamata contratto sociale, per ogni norma c’è un contratto scritto e depositato da qualche parte firmato veramente dai contraenti; il secondo è che non è soggetto alle tipiche inefficienze dei monopoli legali

Per brevità non ho sviscerato argomenti come la giustizia penale (intesa come reclusione), sistemi di certificazione tipo il catasto o la cosa più simile che si avrebbe alla politica estera.

Spero di essere stato chiaro a sufficienza, domande?

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5 risposte a etica/istituzioni: l’angolo del riciclone.

  1. Snem ha detto:

    Pubblico le mie domande&dubbi anche qui:

    Domande & Dubbi a caldo.

    Etica:
    Se l’etica che ha ispirato il contratto sociale viene tradita, questo si può considerare nullo ed “uccidere” il leviatano. Nei casi di contratti non rispettati o nulli, qual’è la differenza con una società libertaria se non nel fatto che ci sarebbero infiniti contratti (ed infiniti leviatani) in mondo pur sempre limitato? Come si garantisce che i tanti leviatani non si organizzino progressivamente fino a formare di fatto stati? Che poi credo che sia quello che è effettivamente accaduto nella storia umana.

  2. Snem ha detto:

    Domande & Dubbi II

    Istituzioni:
    Come si risolve il problema dei cartelli se i contratti sono volontari ed indipendenti tra loro? Insomma, come garantire la libera concorrenza se è possibile il “libero” cartello?
    Come garantire ai clienti gli strumenti per scegliere adeguatamente un servizio se i media possono far parte del cartello? Come impedire che questo “cartello” cresca nel tempo fino a diventare universale? E se questo “cartello” prendesse il nome di Stato, la società di potrebbe definire ancora libertaria?

    Ancora, sui contratti:
    In questa ipotetica società libertaria, dovrei fare un contratto anche per attraversare la strada? Cosa accade se qualcuno nasce in un posto ma decide di non voler firmare nessun contratto? Ha il diritto di respirare e morire dov’è nato?
    E chi è incapace (per qualunque motivo, che sia malattia o ignoranza) di “capire” un contratto?
    Le truffe e gli abusi contrattuali sono ancora considerati tali?
    Sono possibili contratti che violano quelli che noi consideriamo comunemente diritti universali? Se no, chi decide tali diritti?

  3. fabristol ha detto:

    ciao Astro,

    c’è posta per te. 😉

  4. erpio ha detto:

    A scrivere scemenze sei sempre bravo.

  5. è davvero strano il cervello umano…

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